Page 28 - I Giardini dei Devoti Vol 1 & 2

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Ka°b proseguì: "Risposi: "Messaggero di Allah, se mi trovassi a sedere accanto
a qualche altro abitante di questo mondo che non fossi tu, vedrei di sottrarmi
al suo sdegno con una scusa, e certamente mi è stata data capacità di
disputare; e invece, per Allah, mi sono reso conto che, se ti raccontassi oggi
una bugia, in seguito alla quale tu fossi soddisfatto di me, Allah susciterebbe la
tua ira contro di me comunque; invece, se ti racconto la verità, tu sarai in
collera contro di me, ed io spererò per me un buon esito da Allah Potente e
Glorioso: per Allah, non avevo giustificazione alcuna, né, per Allah, sono mai
stato così in forze, né in condizioni migliori di quando ti sono rimasto
indietro"."
Ka°b proseguì: "Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui)
disse: "Quanto a questo, è stato sincero; alzati, finché Allah non abbia deciso
al tuo riguardo". Degli uomini dei Banû Salama si misero in moto per
seguirmi, e mi dissero: "Per Allah, non abbiamo saputo che tu abbia mai
commesso un fallo prima di questo; e non sei stato capace di giustificarti
davanti al Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), allo
stesso modo di come si sono giustificati davanti a lui gli altri che erano stati
lasciati indietro. Per un fallo, ti sarebbe stata sufficiente la richiesta del
Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) di perdono per te".
E, per Allah, non la smettevano di rimproverarmi, al punto che desiderai
ritornare dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) e
smentirmi; allora chiesi: "C'è stato qualcuno che abbia patito questa mia
stessa situazione?. Risposero: "Allo stesso modo tuo l'han patita due uomini
che hanno detto le stesse cose che hai detto tu, ed è stato detto loro lo stesso
che è stato detto a te". Chiesi: "Chi erano?"; risposero: "Marâra ibn ar-Rabî°
al-°Âmirî, e Hilâl ibn Umayya al-Wâqifî". E mi avevano menzionato due
uomini devoti che avevano testimoniato la loro fede a Badr, e nei quali si
ravvisava un modello. Quando mi ebbero menzionato quei due, me ne venni
via; il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) proibì di
rivolgerci la parola, cioè a noi tre, tra quanti erano rimasti indietro".
Continuò: "La gente ci scansava, e durammo cinquanta notti in questa
situazione: i miei due compagni si rassegnarono, e rimasero nelle loro case a
piangere. Quanto a me, che ero il più giovane e il più ardito del gruppo, uscivo,
e facevo la salât insieme ai Musulmani, e gironzolavo per i mercati; ma
nessuno mi rivolgeva la parola. Andai dal Messaggero di Allah (pace e
benedizioni di Allah su di lui), e lo salutai mentre teneva la sua riunione dopo
la salât, e mi chiedevo: "Si sono mosse le sue labbra a rendere il saluto, o no?".
Quindi feci la salât, stando nelle sue vicinanze, e sogguardavo di nascosto
verso di lui. Quando cominciai la mia salât, egli guardò verso di me, ma
quando mi volsi nella sua direzione, distolse lo sguardo. Allorché la freddezza
dei Musulmani verso di me si prolungò, andai a scavalcare il muro di Hâ'ith
Abû Qatâda, che era il figlio di mio zio paterno, e la persona più cara che
avessi. Lo salutai, ma, per Allah, non mi rese il saluto. Allora gli dissi: "Abû
Qatâda, ti scongiuro nel nome di Allah! Lo sai se amo Allah e il Suo
Messaggero!". Ma egli tacque. Tornai a scongiurarlo, ma tacque; ripresi a
scongiurarlo, ed egli disse: "Allah e il Suo Messaggero ne sanno di più". I miei
occhi traboccarono, e mi allontanai di corsa a scavalcare il muro. Mentre
camminavo per il mercato di Medina, ecco che un Nabateo, dei Nabatei di
Siria, uno di quelli che erano venuti con dei viveri per venderli a Medina, stava
chiedendo in giro: "Chi mi indica Ka°b ibn Mâlik?". La gente prese ad